Con questo terzo articolo giungiamo ad un primo momento essenziale della gestione di Morrison, forse il più emblematico. Facilmente possiamo ammettere che, se non fosse richiesta la lettura dei precedenti archi narrativi, avremmo davanti una fra le graphic novel più belle di Batman. Questo, ma anche perché ciò che verrà mi obbligherà ad essere prolisso, è il motivo per cui vi proporrò un articolo più snello questa volta, dandovi l’opportunità di leggere le singole tappe psicologiche che si dipaneranno.

More rosse o more nere?

La lettura indipendente di questa storia è quasi impossibile. Tutti i nodi vengono al pettine e i semi sapientemente coltivati nei numeri precedenti diventano qui stupendi frutti rossi e neri. Il rosso e il nero, bene e male, sono colori introdotti nel racconto breve dedicato al Joker. Il pagliaccio rinnovato [a posteriori potremmo dire che la sparatoria e il conseguente intervento chirurgico abbiano rappresentato un ottimo espediente di Morrison per rimodellare Joker a suo piacimento, NdR] è un personaggio importante qui, e così il Guanto nero, i Batmen di tutto il mondo, Jezebel Jet, i poliziotti-batmen, Bat Mito, il dottor Hurt. Ma sopratutto, non leggendo ciò che precede questa storia sensazionale, non ci renderemmo conto della capitale importanza delle parole: zur en arrh.

Come si è detto, queste parole si trovano, in qualità di graffiti, a Gotham. il Batman di zurr en arrh compare per la prima volta in Batman 113 (1958), come versione aliena, alternative e arlecchina di Batman; è comparso addirittura all’interno del cartone animato The brave and the bolt, ma ciò a cui pensa Morrison è qualcosa di molto diverso. Il Batman di zur en arrh nella visione dello scozzese è una personalità alternativa di Bruce Wayne, nascosta nei meandri della sua mente. Diciamocelo subito, altrimenti sarà poco chiaro tutto: Batman in Batman Rip non muore, non nel senso canonico del termine. Se fosse morto sarebbe venuta meno l’essenza stessa di Batman: la progettualità. Non bisogna dimenticare che Grant Morrison è stato l’autore di Jla e della Torre di babele. Storia in cui Batman ha un piano per metter k.o chiunque nella Justice league. Vi pare forse plausibile che Batman non abbia un piano anche contro se stesso? Come fare se qualcuno ha modo di accedere alla sua mente, privarlo di tutto, renderlo inerme? Una personalità di backup, una identità di emergenza, un Batman alternativo da attivare in caso di emergenza, e come attivarlo? Zur en arrh! Una storia delirante, sviluppata sui numeri 676-683 e Dc universe 0, che mostrerà la lenta e inesorabile involuzione nel Batman di zur en arrh. Il Guanto nero, apparentemente in vantaggio, un Batman pazzo intento a vagabondare con Bat-mito – sempre a metà fra realtà e follia come lui stesso ammette – alle proprie spalle. Il rosso e il nero sono colori invadenti, nello straordinario lavoro grafico attuato da autori come Tony Daniel (soprattutto lui), Sandu Florea, Lee Garbett, Trevor Scott e con le inestimabili e iconiche copertine di Alex Ross. Un tripudio di rosso e nero che trova il tempo di citare anche Twin Peaks (ma come ve lo lascio scoprire), giustamente direi, in una storia fatta di follia e introspezione. Il guizzo fra rosso e nero è il gioco tra bene e male, narrazione e metanarrazione, ragione e follia e, dulcis in fundo, parte integrante del confronto fra Batman e Joker, così intimo e violento, con un impatto visivo stupefacente. Importante incontro sarà anche quello fra Joker, ancora una volta, e il dottor Hurt (ma per una conclusione dovremo aspettare Batman & Robin). Joker fa da ponte, da collante. Mette in comunione nuove minacce (Dr Hurt) e vecchi rivali (Batman). Ma Joker è anche protagonista della prima declinazione della diade cromatica (rosso e nero) proposta, come accennato nel primo articolo, alla parte prosaica di Batman e figlio. Nell’immaginario di Morrison questi due colori si incontrano e scontrano, fra passato presente e futuro di Bruce Wayne. Nel Batman di Christopher Nolan, in via analogica, come suggerito implicitamente nello scorso articolo, è sempre Joker a proporre una diade paradossale: il classico paradosso dell’onnipotenza (oggetto inamovibile), ma questa volta applicato a lui e a Batman. Sarà sempre Joker a mettere un punto alle vicende – insidiose – del Dottor Hurt, come poi si vedrà. Insomma, Joker – altamente personalizzato da Grant – rappresenta una chiave interpretativa di tutti i livelli narrativi (colorati) introdotti, e ci terrei a suggerirvi di soppesare ogni sua parola, data l’evidente importanza. Come nell’opera di Nolan (e come in tanti altri lidi), in ogni caso, Batman e Joker fungono da forze opposte e connesse, in eterno equilibrio. Il loro dialogo, il tema delle carte, la visione di un Batman vicino al baratro della disperazione, ricordano The Killing Joke. Ironico conoscendo l’eterna inimicizia fra Morrison e Moore (come Batman e Joker), e tenendo conto di come il racconto del bardo avesse una conclusione indeterminabile, ma posta a seguito di presagi di morte. Anche qui il dialogo pone un Batman instabile, preoccupato…e giustamente. Ma questa volta la minaccia viene dall’interno.

Fragilità e ossessione

Batman Rip è una storia che ci ricorda quanto sia fragile la psiche di Bruce, come la sua identità sia frutto del dolore; che non è mai la via più stabile su cui costruire una personalità. A peggiorare le cose, anche il nuovo amore di Bruce, Jezebel Jet, si rivela esser parte del Guanto nero. Come dicevamo nello scorso articolo, la “maschera” di Batman si chiama Bruce Wayne, e non il contrario. Jezebel, in quanto realmente amata da Batman, rischiava di far cedere tutta la copertura ma, ironicamente, non era necessario. Jezebel, infatti, faceva parte della vita notturna – e reale – di Batman fin dall’inizio. Anche qui un simpatico circolo che si propone.

Anche qui petali rossi e neri.

I graffiti propizi, che mettono in condizione Batman di poter esser il Batman di zur en arrh sono anche i segnali preparatori del dr Hurt, che influenzano e manipolano il percorso stesso di Bruce Wayne come Batman [si noti una curiosa analogia con Barbatos e Dark Nights Metal, vedremo meglio più in là, NdR]. Per sua stessa ammissione, è Gotham ad averlo plasmato, allo stesso modo di come le persone influenzano, ciclicamente, Gotham. Questo circolo, questa diade essenziale fra Batman e Gotham, vista come entità, ritorna più volte, come vedremo, anche nei primi archi narrativi delle successive gestioni di Scott Snyder e Tom King. I numeri 682 e 683 [i quali fanno parte anche di Crisi finale, NdR] compendiano magistralmente l’ottima lettura, rinarrandoci i punti salienti della vita di Batman, e lasciandoci l’insegnamento che ha strutturato il pipistrello stesso: il trauma e il dolore possono portare con sé del bene se opportunamente canalizzati, volti a impedire, con tutta la fermezza necessaria – al limite delle umane possibilità – il ripetersi degli eventi.

Bonus Pic dal numero 682. Un momento stellare fuoriuscito dal buon Morrison.

Batman Rip è una storia coerente perché se Batman fosse morto per davvero, egli stesso sarebbe stato un fallimento. Se la sua forza è nel pianificare, in questo caso, avrebbe perso per non aver pianificato abbastanza…e per esser morto. E invece no, è giunto fino agli esiti più complessi, partizionando la sua stessa mente, rendendosi folle all’occorrenza, forse più vicino alla quinta dimensione che alle canoniche quattro, ma pur sempre Batman, pur sempre funzionante. Mai scommettere contro Batman, come Joker sa. 


Zeno

Laureato in filosofia, maestro d'ascia e immenso mentitore. Passa le sue giornate ad acquistare fumetti che forse un giorno leggerà e mai recensirà. Fra le altre cose è degno di sollevare mjolnir, ha un anello delle lanterne verdi nel cassetto ed è il cugino di Hegel.