In nome di Dio, in nome di Thor —


“Fulmini e saette, nei cieli le piroette, arriva Thor con le t….”


-Led Zeppelin

Dio solo sa quante volte i Led Zeppelin mi abbiano dato il proverbiale La; e anche in questo caso, contrariamente a quanto possano pensare i malpensanti, ho l’opportunità di introdurvi nel nostro nuovo viaggio con i re del rock. Se avete avuto modo di leggermi ogni tanto, saprete come Thor non sia nuovo nel mio delirare. Anzi, questo vuole essere una chiusura del cerchio, o meglio di un triangolo. Una fantomatica trilogia proprio come quella cinematografica. Ehi ehi, ma aspetta: hanno annunciato un quarto film! COOOOOOOSA.

Vi ho già parlato di Jane Foster, e anche di cosa significhi esser degni.E infine vi ho proposto un parallelismo con l’eredità di un altro importante eroe marvel. Quindi, compreso questo, gli articoli sono quattro. Come i film di Thor. FREGATI. COOOOOOOSA?.

Tagliando corto con le stronzate, con questo articolo voglio mettere il punto. Chiudere. Ragnarok. Armageddon. Chi più ne ha più ne metta. Vi sto scrivendo questo prepotentissimo quarto capitolo per due ragioni: hanno annunciato un film con Jane Foster nei panni di Thor (o chissà in che limiti) e nel frattempo si è chiusa – fumettisticamente – questa brillante parentesi. Non ho più avuto modo di parlarvene, glissando direttamente sul restart, ma in verità, se pendete dalle mia labbra e non leggete molto, vi siete persi qualcosa di davvero molto bello.

Lontani.

Lontani. Chi? Chi è lontano? i falsi dei, ovviamente. Jane Foster è la dea del tuono perché una vera dea è una dea interessata alle sorti dell’umanità, e chi meglio di un’umana? Jane si dimostra più di una dea: è un’eroina. Sacrifica se stessa, alla fine lo fa davvero. Gli ultimi numeri dedicati alla sua leggenda sono densi di emozioni. flutti emotivi in un mare di sofferenza. Flutti che ci legano al futuro, al presente, ma ancor più radicalmente, al passato. Il passato di Jane, il passato di una relazione con un compagno ed un Dio, il passato di una professione e di una malattia. Il ruolo della madre, i suoi insegnamenti su Dio e la religione: “affidati ad un Dio, Jane!” E per diversi anni la Dea di Jane è stata la propria professione, la medicina, il salvare vite. Poi conobbe Thor. Come eroe, come Dio, come amante. Ma il Dio che la madre di Jane voleva per lei era un Dio vicino; l’unico che abbia un senso, d’altronde. Il dramma della malattia, il sogno della divinità, la maledizione della magia secondo Marvel. Salvarsi o salvare? il dubbio amletico di Jane, una diversa sfumatura dell’essere o non essere. E alla fine decide di annullarsi. Mjolnir muore, le porte del Valhalla si aprono, Odino abbandona la poco proverbiale lancia Gungnir e la accoglie con serenità. Lei è combattuta, ma lo è decisamente meno Thor che le prova tutte pur di riportarla da lui; con l’uru che si scioglie come i cuori, la tempesta madre – senziente energia primordiale situata nell’appena morto martello- insieme al precedente dio del tuono e al Padre di tutti, fanno in modo che accada…che ritorni con la più pazza e surreale cardioversione elettrica mai vista. Un ritorno imprevisto, o forse no. Per mesi sapevamo che Jane sarebbe morta. Ma non era giusto, non volevamo. L’intensità degli ultimi numeri – però – accompagnava l’idea lungo il corridoio del miglio verde; e poi, alla fine, è morta…per tornare poco dopo. In stile marvel, innegabile, ma prima di quanto credessi. Un sollievo, un sospiro fra fiumi di lacrime. Si sorride, si è allegri. Ma in modo instabile, proprio come dopo un pianto. Ti senti leggero, stranamente euforico, sorridi, ma ti senti debole, malato, come se avessi la febbre. La parentesi di Jane Foster si chiude così: febbricitante, patologico come Jane. Una partentesi apprezzata, forse la più apprezzata – o l’unica- della nuovissima Marvel. Un’idea strana, su cui non avremmo scommesso dieci centesimi, ma Jason Aaron si riconferma uno dei migliori sceneggiatori Marvel, e Russell Dauterman intenso, accogliente, ma anche epico nel suo dolce virtuosismo.

Basterebbe quest’immagine per sintetizzarvi nei migliori dei modi il discorso che in questi mesi abbiamo costruito. Un Dio sullo sfondo, inerme. Incapace di rendersi utile, sfuocato. In primo piano la sofferenza umana nel proprio solipsismo. Dauterman, signor*.

Vicini.

Imminenti quasi. Chi? Jane Foster e Thor Odinson al cinema. Il regista è sempre lo stesso, humour da ragnarok garantito, ma ha poi senso con quanto appena detto? Alla fine la gestione di Aaron, almeno nell’ultimo atto, è una tragedia. Ma vi è qualcosa di più tragico di un sorriso? Sto facendo il sofista,e non voglio. Non in questa sede, quantomeno.

Non so dirvi se il film “love and thunder” sarà un successo, il titolo mi trasmette sensazioni opposte a quanto detto. Poca intensità e tanto musical e sitcom anni 80. d’altronde la bella Natalie Portman ai tempi mica si aspettava un balzo simile. Doveva essere la fiamma, poco curata, poco centrale, “la bella di…”. Ma la marvel ha abbandonato gli abiti fallocentrici quando ha abbandonato le calzamaglie ( no, in realtà è la dc ad averle abbandonate). Jane è molto di più della fiamma di qualcuno, quantomeno nel nostro presente editoriale. Un casting non dedicato, non preparato a simili cambiamenti, un tono decisamente diverso da quello fumettistico e… e il concreto pericolo di aggiungere un’ennesima figura femminile al panorama marvel “perché sì”. Un Girl power che è la più meschina forma di maschilismo nel suo esaltare agli eccessi il ruolo femminile, come se non riuscissero a brillare da sole. Come se avessero bisogno di partire all’attacco di Thanos tutte insieme, come quando si va al bagno. I primi a fare delle distinzioni di genere; Jane Joster non ne ha bisogno; è donna? Ok, e che importa? Il sesso non conta proprio niente, non ha valore per questo. Ha valore come persona. Come medico, come ambasciatore, come eroe, come Dio. Poi posso stare qui a questionare sulla sessualità dei termini appena usati, ma è voluto. Non mi importa che sia donna anziché un kiwi, esiste un Thor rana e non vado a far certo lo specista. E qui non vado a fare il sessista, nemmeno nelle vesti occultate dell’iper esaltazione discriminate. Jane, ripeto, non ha bisogno di tutto questo. Rappresenta davvero il concetto di super eroe, e lo fa meglio di tanti altri. E quindi potrete capire come abbia accolto in modo neutro questa notizia. Un neutralità prodotta da un conflitto, uno stallo di forze contrarie. Ho apprezzato Capitan marvel, ma non il suo ruolo subalterno in End game. Che c’entra? Ditemelo voi.

L’epilogo.

Come in un’opera in tre atti, arriviamo all’incontro dei lontani/vicini e arriviamo a chiudere il cerchio. Circolare come la vita di Jane Foster fatta di morte e rinascita, e circolare come l’infinito stesso. Un chiudersi che è già un riaprirsi. E sì, vi sto dicendo che torneremo a parlarne. Forse dopo il film forse dopo l’evento la guerra dei regni, ma Thor thornerà.

Sarò sincero, questo articolo è in bozza ormai da mesi e me ne sono ricordato proprio grazie all’annuncio della nuova gestione Cates. Sputando il caffé sul monitor, e attendendo l’arrivo del nuovo, ero già fomentato all’idea di parlarvene senza averlo nemmeno mai letto, in pratica come con la metà delle cose che vi propino. Pronto a cliccare su “Nuovo articolo” WordPress mi dice “ehi stronzo vedi che già ci stava un articolo in sospeso di Thor” e quindi rieccomi qua. Fra un evento fantasy conclusosi non da molto, una nuova gestione che sembra parlar da sola nella copertina dello storicissimo Coipel ed un film romantico in cantiere, è proprio un periodo Thorrido. Sarebbe impossibile chiudere davvero il cerchio e quindi MI RIMANGIO TUTTO. Alla prossima, vichinghi! Mr prep offre idromele per tutti!


Zeno

Laureato in filosofia, maestro d'ascia e immenso mentitore. Passa le sue giornate ad acquistare fumetti che forse un giorno leggerà e mai recensirà. Fra le altre cose è degno di sollevare mjolnir, ha un anello delle lanterne verdi nel cassetto ed è il cugino di Hegel.